La tappa di Madurai è stata fortemente consigliata a Manganelli da alcuni giovani fra le rovine di Ellora. La città si presenta allo scrittore con un carattere mistico senza eguali- un 'lunapark teologico'. «Aggirandosi per lo sterminato tempio di Madurai, si avverte qualcosa che si vorrebbe chiamare 'il modo asiatico di scoprire gli dèi': un procedimento che si alimenta da una vocazione ai sogni, e da un lato ne ha l'infinita inconsistenza e l'erratica inventività; e, insieme, riesce a pietrificare codesta materia sognata, lasciandole tutta la sterminata dilatazione labirintica, la genealogia delle incarnazioni, tutte successive e tutte contemporanee.»